Arteterapia: cenni storici

Arteterapia: cenni storici

Arteterapia: qualche cenno storico

Manuela Pagura – Articolo per la rivista ARTE MEDICA ed. Novalis

“Il reale comportamento estetico dell’uomo consiste nel fatto che gli organi di senso vengano in certo modo vitalizzati e i processi vitali permeati dall’elemento animico. Per l’uomo questa è una verità molto importante che può farci comprendere molte cose. Una vita degli organi di senso più forte di quanto avvenga normalmente, e così pure una vita diversa delle zone di senso, vanno ricercate nell’arte, nel godimento artistico. Lo stesso avviene per i processi vitali che nel godimento artistico sono attraversati dall’elemento animico assai più che nella vita ordinaria.”
R. Steiner O.O. 170 “L’enigma dell’uomo” IX conferenza.

L’arteterapia comincia ad apparire nel panorama culturale europeo verso la metà del secolo scorso; ma l’arte e i processi creativi legati alla cura, alla guarigione e alla costruzione di un’identità “sana” sono già rintracciabili nell’orizzonte culturale e medico delle più antiche società umane.

Arte e guarigione si intrecciano già nel mondo antico. Possiamo per esempio pensare all’effetto catartico che Aristotele attribuisce alla tragedia greca.
Lo sviluppo dell’arteterapia intesa come disciplina organizzata può essere vista come l’applicazione formale di tradizioni umane la cui origine si perde nella notte dei tempi.

Il desiderio dell’uomo di lasciare la propria impronta e di esprimere in immagini ciò che vive nella sua anima, nasce con lui; basti pensare ai graffiti rupestri, alle prime forme in terracotta, ai riti e misteri della musica e della danza.

I reperti più antichi dell’arte rupestre risalgono a 40.000 anni fa. Essi mostrano che l’esigenza di questo spazio di espressione ed elaborazione grafico-pittorica è imprescindibile dalla natura umana, e che come lo Spieltrieb (Schiller), anch’essa è così profondamente ancorata da potersi definire istinto. Istinto che nei bambini di tutto il mondo e di tutte le diverse culture, spontaneamente si manifesta prima di venire purtroppo spesso inibito o semplicemente atrofizzato perché poco richiesto.

L’arteterapia come scoperta e contatto con la nostra interiorità, diviene occasione di contatto con parti di sé sconosciute, con nuove capacità da utilizzare ed elaborare; riattiva e sviluppa le capacità creative dell’individuo e lo aiuta a riaccostarsi e comprendere le proprie esigenze individuali.

Accedere alle risorse creative e artistiche dell’essere umano in una prospettiva terapeutica non può prescindere oggi da un pensiero che sostenga e comprenda questo fenomeno.

Per quanto riguarda l’arteterapia antroposofica il presupposto di partenza di ogni intervento terapeutico è la visione antropologica che scaturisce dall’Antroposofia di R. Steiner. Essa si appoggia, in estrema sintesi, sulla determinazione dei 4 arti costitutivi umani e sul loro sviluppo nel corso della biografia, sulla triarticolazione delle facoltà animiche, sulla dinamica dei processi fisiologici che caratterizzano il vivente e sullo sviluppo dell’impianto sensoriale umano.

L’Antropologia Antroposofica svela i nessi tra piano psichico e piano organico dei processi vitali. La possibilità di far interagire questi due piani attraverso l’arte, sia che si tratti di produzione di elaborati che di fruizione, ci fa capire come l’arteterapia possa attivare forze rigenerative e di guarigione.

Il processo che si innesta col “fare arte” è quella che Steiner chiama “simbiosi dei sensi” senza la quale non potremmo avere alcun godimento estetico. Per stare alle arti figurative di cui mi occupo, possiamo constatare che la bellezza di un colore in effetti non viene percepita solo dall’occhio, ho bisogno di altri sensi per cogliere il suono di un colore, il suo calore, la sua morbidezza e anche il suo profumo e il suo sapore… In questo modo la sfera organica viene permeata dall’elemento animico

Nell’espressione artistica mettiamo in gioco forze profonde. La forza del tratto di un disegno, la tensione della superficie di una scultura, la saturazione o la trasparenza di un colore ci danno delle informazioni sul nostro stato e sulla nostra salute. L’esperienza clinica dell’arteterapia antroposofica ha sviluppato criteri per una lettura dell’elaborato artistico che può contribuire alla comprensione del quadro generale della persona e delle trasformazioni che auspicabilmente riesce a mettere in atto.

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